ALIAS Italia

ALIAS ITALIA

FANFICTION

Scritto da Neverin
Riassunto: Sogno e realtà si intrecciano nella follia... E’ stato solo un sogno o lei è tornata veramente?

Data di composizione: 13 luglio 2004
Periodo di svolgimento: Terza stagione... episodio 3.11
Adatto a: tutti

DISCLAIMER
Si ricorda che tutti i diritti del racconto sono di proprietà del sito "Alias Italia – il dossier Sydney Bristow", e che tutti i personaggi della serie "ALIAS" utilizzati sono di proprietà ABC, Bad Robot – Touchstone Television e sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro.

PREFAZIONE DELL'AUTRICE
Questo è un racconto un po’ particolare: non ha una linea temporale definita e può sembrare un po’ confuso. Quello che mi interessava era però mettere a fuoco quello che i personaggi potrebbero avere provato...i sentimenti, i pensieri...Il risultato è un intreccio di sogno e realtà...e non so se la follia è dei personaggi o è la mia. Chi mi conosce dice che la folle sono io...quindi vedete se fidarvi o meno.
Come al solito la mia dedica è per la mia famigliola virtuale del forum...per Leo che si subisce ogni racconto in anteprima (lo so che sono sempre lacrime...ma è più forte di me), e per Antonio che cura sempre così bene il sito e che ci dà la possibilità di parlare e commentare e vivere un po’ il mondo di Alias. Grazie.

Follia

“You won't cry for my absence, I know -
You forgot me long ago.
Am I that unimportant...?
Am I so insignificant...?
Isn't something missing?
Isn't someone missing me?”
- Missing –

- Lui mi ama. Nove mesi non sono niente. –
E con quelle parole uscì da quell’appartamento che aveva occupato per troppo tempo. Era ora di tornare a casa.
Ma in quel momento non era più sicura di quella affermazione. Non era più sicura di quello che credeva o di quello che vedeva...non era più sicura di niente, tranne che di una cosa: tutti avevano avuto ragione. Oleg, Kendall, la Convenzione...e odiava questa verità: lui era andato avanti, si era rifatto una nuova vita...
Vederlo andare incontro a quella donna, vederlo mentre la abbracciava, le sorrideva...Quel sorriso era sempre stato solo per lei...e ora...il suo posto era stato preso da un’altra... Per un istante si sentì tentata di scendere dalla macchina e di affrontarli... Non poteva arrendersi così. Non poteva. Appoggiò la mano sulla maniglia della portiera, ma proprio mentre stava per aprirla, notò la macchina scura che passava davanti al locale. Uomini della Convenzione. Ne era certa. Riconosceva il volto di quegli operativi. Non c’era niente che potesse fare. Kendall aveva ragione: se avesse tentato di avvicinarlo, lo avrebbero ucciso. Doveva allontanarsi da lui. Lasciarlo alla sua nuova vita. Oleg aveva ragione: Sydney Bristow era morta. Il suo nome sarebbe stato Julia Thorne. Lasciò la presa sulla maniglia, estrasse il cellulare e digitò un numero.
- Sono io. Farò quello che volete. –
Chiuse la comunicazione, mise in moto e si riavviò verso l’albergo.

***

“Your face it haunts
My once pleasant dreams
Your voice it chased away
All the sanity in me”

- My Immortal -

Era stata una bella serata, una di quelle che non capitavano da...Era meglio smettere di chiedersi quando era stata l’ultima volta in cui aveva riso. Evitare di lanciare il pensiero in quella terrificante avventura lungo la strada dei ricordi...bei ricordi... e proprio per questo così dolorosi. Ricordi che appartenevano al passato, a una vita che non esisteva più...C’era stata la morte e ora una nuova esistenza. E in quella nuova esistenza, questa era stata la prima serata piacevole. La prima sera in cui non aveva pensato a lei...non ancora per lo meno. Perché adesso, lo sapeva, avrebbe dovuto affrontarla... e non sapeva come sarebbe uscito da quello scontro. Non voleva discutere con lei...non voleva sentire la sua voce, non voleva sentirla piangere o ridere... voleva solo dimenticarla. Era morta dopotutto, perché non poteva lasciarlo andare avanti? Ma forse non era lei...forse era lui che non voleva lasciarla andare, che non poteva permettere che lei lo abbandonasse. Sapeva che lei lo attendeva dietro quella porta. In quella casa... la casa in cui non aveva mai messo piede da viva, ma in cui abitava dal giorno stesso in cui era morta. La casa che lei riempiva con la sua presenza, con la sua voce, con le sue risa... Lui sapeva cosa lo aspettava dietro quella porta ed è per questo che non voleva entrare, per questo stava con la mano sopra la maniglia, ma non trovava il coraggio di abbassarla. Una volta entrato non avrebbe potuto sfuggirle: si sarebbe versato il solito bicchiere di scotch, si sarebbe seduto sulla sua poltrona e avrebbe iniziato a parlarle e lei gli avrebbe risposto...e sarebbero andati avanti a discutere per tutta la notte, a ricordare il passato... a progettare un futuro che non avrebbero mai avuto. Per un istante fu tentato di tornare indietro, risalire in macchina e andare da Eric, di raccontare a lui della bella serata con Lauren.... della prima volta in cui aveva riso dopo quasi nove mesi. Ma Eric era al lavoro...E Sydney lo aspettava... in casa. Abbassò la maniglia ed entrò. Non si curò nemmeno di accendere la luce. Si mosse al buio, nel silenzio desolante del salone, gettò la giacca distrattamente sul divano e si lasciò cadere sulla solita poltrona. Chiuse gli occhi e attese che la sua voce si facesse sentire. Non dovette aspettare troppo.
- Hai passato una bella serata? –
Il suo tono era in qualche modo diverso. Era infastidita forse?
- Sì – rispose in un fil di voce – Ho riso, sai? –
- Ho visto –
Di nuovo notò la punta di delusione nella sua voce. Perché gli faceva questo? Perché voleva farlo sentire in colpa per aver sorriso per la prima volta dopo nove lunghi mesi di lacrime solitarie?
- Syd ... Devo andare avanti. Non posso continuare così... – Disse in tono di scusa.
- Sono passati solo nove mesi ... –
Erano lacrime quelle che spezzavano il tono della sua voce?
- Syd. Sono passati nove mesi. Dovevo andare avanti ...prima o poi. –
- Chi è lei? –
Il tono era inquisitorio.
- Si chiama Lauren... lavora per il governo. E’ una brava persona. Davvero. –
- E sei felice? –
Sentì chiedersi dopo una lunga pausa.
- Sai che non posso esserlo... Ma voglio provarci. –
- Credevo che mi amassi. Credevo che nove mesi fossero nulla per il nostro amore. Che avresti avuto fede. Che mi avresti aspettata.... –
Di nuovo sentì lacrime, delusione, rimprovero, rabbia, sofferenza... Era troppo.
- Syd basta! Tu sei morta! – Urlò.
Silenzio.
- Ti sembro morta? –
Aprì gli occhi e solo allora si rese conto che la stanza era illuminata.
Una donna era in piedi davanti a lui. Credette di essere totalmente impazzito. E’ vero, erano mesi che sentiva la sua voce, che passava le notti sveglio bevendo e parlandole... ma non aveva mai avuto allucinazioni visive. Non fino ad ora, almeno.
- Syd... –
Disse alzandosi e avvicinandosi alla donna con i capelli biondi morbidamente appoggiati sulle spalle. Arrivato a un passo da lei si fermò. Allungò esitante una mano e lasciò scorrere le dita tra i suoi capelli. Sembrava tutto così vero. Il suo profumo, il suo respiro, il calore della sua pelle. Appoggiò la mano sulla sua guancia. La vide chiudere gli occhi e lasciar scivolare una lacrima. L’asciugò con un dito. Sembrava tutto così terribilmente vero. Perché la sua mente gli giocava quello scherzo? Perché non riusciva a smettere di tormentarsi? Chiuse a sua volta gli occhi, convinto di non trovarla più davanti a sé quando li avesse riaperti. Ma continuò a sentire la forma del suo volto appoggiata contro il palmo della sua mano. Continuò a sentire il suo respiro riscaldargli il volto. Riaprì timorosamente le palpebre...e lei era ancora lì. I loro sguardi si incrociarono. Si smarrì dentro i suoi occhi. Sembrava tutto così vero. Per un secondo credette che lo fosse. Si avvicinò ancora di più e appoggiò le labbra su quelle di lei. Le sfiorò leggermente prima e poi le baciò. Sapeva che sarebbe scomparsa. Ma lei non scomparve... invece restituì il bacio e lasciò scivolare le sue mani attorno al suo collo. E lui a sua volta la strinse...e la baciò ancora... per molto tempo. E poi si rese conto che Sydney non scompariva, che era ancora lì, stretta tra le sue braccia...Si rese conto che le sue lacrime erano salate, che il suo respiro era caldo, che la sua pelle, che le sue labbra erano calde...si rese conto che il suo cuore batteva un ritmo impazzito, veloce e irregolare...Si rese conto che non solo tutto sembrava vero.... ma che lei sembrava viva!
Si allontanò di scatto. Un veloce balzo indietro. Si passò le mani tra i capelli, si strofinò gli occhi....Lei era sempre lì.
- Sei viva... –
- Vaughn... –
- No... non può essere...Da quella notte, sono passati quasi... nove mesi! C’è stato un incendio al tuo appartamento...Abbiamo trovato dei resti....Il DNA combaciava... Tu sei morta. Sei morta. –
Ripercorse con la mente gli eventi di quei terribili giorni, il dolore, la disperazione...I sei lunghi mesi in cui aveva creduto di impazzire, in cui aveva desiderato morire...E il suo ritorno, le notti sveglio a parlare con il suo fantasma. Giusto. Il suo fantasma....perché lei era morta. Era morta. Eppure adesso era...
- Vaughn ... –
La vide avvicinarsi e fece istintivamente un passo indietro, come per proteggersi da uno spirito. Stava impazzendo di dolore. Erano i suoi sensi di colpa che lo punivano per aver passato una piacevole serata con Lauren, per non aver pensato a lei....per la prima volta in nove mesi. Nove mesi...da quando lei era morta. Era morta.
- Vaughn... guardami...sono io. Sono viva. –
La lasciò avvicinare. La lasciò prendergli la mano e appoggiarla sul suo volto.
- Sono viva...senti? –
Sentì che lasciava andare la sua mano e la vide avvicinarsi ancora di più. Era solo a un passo da lui e lo guardava dritto negli occhi.
- Siediti... – Gli disse guidandolo verso il divano e prendendo posto accanto a lui.
Sospirò e iniziò a raccontare.
- Quella notte...dopo lo scontro con Allison, sono svenuta. Non so cosa sia successo. So che mi sono risvegliata tre giorni dopo. Ero legata, in un furgone parcheggiato sulla spiaggia. Mi hanno paralizzata e obbligata a osservare il mio funerale. Ho visto mio padre, e Dixon...e Weiss. E ho visto te. Il furgone era accanto alla tua macchina. Eri solo a un passo da me....e non potevo farti sapere che ero viva, in pericolo...ma viva! – si fermò per asciugarsi le lacrime e continuò – Mi hanno torturata... per sei mesi. Volevano che dimenticassi chi ero e che assumessi l’identità di una certa Julia Thorne. Volevano che diventassi un’assassina. Ma io non cedevo. L’addestramento a cui mio padre mi ha sottoposta da bambina...mi ha protetta...Dopo sei mesi ho creduto di morire. Le torture, le privazioni, il dolore...era troppo. Sarebbero andati avanti finché non avessero ottenuto quello che volevano...o che mi avessero vista morta. Ho deciso di far credere loro di esserci riusciti. Ho dovuto uccidere un uomo per dimostrare che ero davvero Julia. E solo allora mi hanno lasciata andare. Appena libera ho chiamato Kendall... Volevo tornare a casa...Quando l’ho visto lui mi ha detto che non potevo, che avrei messo in pericolo le persone che amavo. Ho chiesto di mio padre, ma mi hanno detto che era in missione sotto stretta copertura. Ho chiesto di te... Mi hanno detto che era meglio se non ti avessi rivisto. Ma io... Ho detto che mi amavi... che nove mesi... non erano niente. E sono venuta fino a qui. Ti ho seguito...e poi ti ho visto...Con lei. Ti ho visto ridere...abbracciarla...Mi sono sentita morire. Volevo così tanto farti sapere che ero viva...dirti che... E invece tu eri con un’altra... Per un istante ho pensato di scendere dalla macchina e di seguirvi ...ma poi ho visto gli uomini che vi controllavano. Ho avuto paure per te. Kendall aveva ragione. Se mi fossi avvicinata, ti avrebbero ucciso. Dovevo stare lontana da te. Lasciarti andare avanti con la tua vita. Io ero morta. Era meglio se restavo Julia. Ho chiamato Kendall. Gli ho detto che avrei lavorato per lui. Di nuovo come agente doppiogiochista infiltrata nella Convenzione. Stavo per tornare verso il mio albergo...Ma poi ho pensato che...che non potevo perderti così. Che dovevi sapere. Che io sono viva. Che lo sono sempre stata....che... –
Le lacrime le impedirono di continuare a parlare. Presto sentì le sue braccia avvolgerla. Si lasciò inghiottire da quell’abbraccio sicuro che temeva di aver perso per sempre.
Si lasciò cullare a lungo da quella dolce sensazione di sicurezza che aveva desiderato per nove lunghi mesi. Sentì la paura abbandonarla. Era a casa. Era tornata.
Sydney era viva. Era a casa. Era tornata. Non era un sogno, era tutto vero. La donna che respirava e piangeva tra le sue braccia...era lei. Lentamente si allontanò da lei e prese il suo viso tra le mani...respirò a fondo prima di iniziare a parlare.
- Credevo che non ti avrei più rivista... Quella notte...Sentivo che sarebbe successo qualcosa...e quando sono tornato al tuo appartamento...Ho iniziato a camminare lentamente tra quello che restava della tua casa, e a ogni passo, un solo pensiero riempiva la mia mente: non ti avevo mai detto quanto fossi importante per me, quanto ti amassi...e forse ne avevo perso per sempre l’occasione. Presto mi resi conto che la mia paura era fondata: non avrei mai potuto dirti quanto ti amavo. E così, non ho mai avuto il coraggio di dirti addio...Da quella notte...parlo con te ogni notte. Tu sei sempre qui e parliamo di tutto...Non è da molto che hai iniziato a rispondermi...Ma un giorno di qualche mese fa, mi sono accorto che stavo impazzendo, che la tua voce mi stava tenendo lontano dalla realtà...Tu eri morta Syd...e io dovevo rifarmi una vita...Mi dispiace...Non pensare che io abbia perso la fede in noi, che abbia rinunciato a te...è stato tutto l’opposto...tu per me non sei mai morta....Invece..io sono morto...Quello che parla con il tuo fantasma, che è impazzito, che ha deciso di rifarsi una nuova vita...quello non sono io...non più... – Respirò nuovamente e si rese conto che tutto quello che aveva appena detto apparteneva al passato, a un incubo che era finito – Ma adesso...è tutto finito, non è vero? Tu sei viva. Tu sei tornata. E io... Io ti amo Sydney...ti ho sempre amata... e ti amerò sempre... – Questa volta non riuscì a trattenere le lacrime. Finalmente aveva potuto dirle quello che provava., che aveva sempre provato per lei...e finalmente lei aveva potuto sentire le sue parole...
Si concesse qualche istante per assorbire l’effetto che quelle parole le avevano provocato. Lui la amava...Improvvisamente tutto il resto aveva perso d’importanza...l’unica cosa che contava davvero era lui...Lo guardò negli occhi...e c’era una sola cosa che voleva dirgli...
- Ho avuto così tanta paura di averti perso per sempre... –
- Sono qua, Syd... –
E poi, non era più tempo per le parole. Si avvicinarono sempre di più...e il tocco delle loro labbra cancellò la realtà...

***

“Please, please forgive me,
But I won't be home again.
Maybe someday you wake up,
And, barely conscious, you'll say to no one:
"Isn't something missing?”

- Missing –

Aprì gli occhi felice di trovarsi ancora immersa in quella sensazione di familiarità. Felice che le braccia che la stringevano fossero quelle della persona di cui aveva sentito così tanto la mancanza. Sollevò leggermente la testa e restò incantata mentre lo osservava dormire. Pensò che dovevano essere mesi che non riusciva a prendere sonno. Proprio come lei. Con un dito tracciò la forma del suo profilo, dai suoi occhi chiusi, alle sue labbra...si avvicinò e vi appoggiò un bacio leggerissimo: aveva paura di svegliarlo, ma non poteva resistere. Si risistemò accanto a lui, appoggiando il capo sul suo petto e permise al sonno e ai sogni di rapirla nuovamente...e mentre si riaddormentava, non sapeva che lui era sveglio...
Perché anche quella notte non era riuscito a far durare il sonno che per poche ore. Ma come avrebbe potuto dormire ora che l’aveva ritrovata? Ora che la poteva stringere nuovamente dopo aver avuto paura di averla persa per sempre...guardò la sua sagoma che dormiva beata accoccolata tra le sue braccia, passò le dita tra i suoi capelli...Erano biondi adesso, ma non le impedivano di essere sempre bellissima...Il solo sentire il contatto della sua pelle era sufficiente per essere felice, di nuovo, come aveva temuto di non poter più essere...La strinse più forte e chiuse gli occhi, sicuro, questa volta, che le cose sarebbero andate per il meglio e che niente e nessuno avrebbe più potuto separarli...
E fu presto mattina. Troppo presto. Per la prima volta in nove mesi si svegliò con il sorriso sulle labbra...Aspettò qualche secondo prima di aprire gli occhi e pregustò ogni istante di quella dolce attesa. E quando sollevò le palpebre vide la sagoma della sua schiena...e i lunghi e morbidi capelli biondi sparsi sul suo cuscino. Si accostò a lei e posò un bacio sulla sua spalla...
- Buongiorno –
La vide girarsi lentamente e ... il suo cuore smise di battere e il respiro gli si soffocò in gola...
- Buongiorno Michael –
Non ebbe il tempo di capire cosa stava succedendo mentre Lauren lo travolgeva con un bacio appassionato...
Era sempre stata lei tra le sue braccia quella notte? Dov’era Sydney? Era stato solo un sogno? Solo un crudele prodotto della sua follia?

***


“And if I bleed, I'll bleed,
Knowing you don't care.
And if I sleep just to dream of you
And wake without you there,
Isn't something missing?
Isn't something...missing?”
- Missing –

Erano molte le cose che le mancavano. La prima in cima alla lista? Il respiro. Ogni volta che riviveva nella sua mente le vicende di quella notte, un insopprimibile senso di soffocamento la pervadeva. Lui le mancava più di tutto. Soprattutto ora che l’aveva perso per sempre. Quella notte, prima dell’alba, si era svegliata e si era resa conto che la loro era solo follia, solo un sogno che non sarebbe sopravvissuto alla luce del sole, per il semplice motivo che loro non sarebbero sopravvissuti. C’era un solo modo per proteggere lui e il loro amore: terminare quel lavoro. E ormai erano nove lunghi mesi che lavorava come agente doppiogiochista, di nuovo presa tra terroristi e la CIA, tra i cattivi e i buoni, anche se sempre di più si rendeva conto che questa distinzione non aveva molto senso...Erano molte le ingiustizie che aveva commesso in nome della giustizia...Ma adesso le cose sarebbero cambiate per sempre...Aveva rinunciato a tutto per la CIA, ora era arrivato il momento di lavorare per se stessa, per quello che lei riteneva giusto...C’era un solo e unico modo per cancellare per sempre quell’incubo e tornare alla sua vita di sempre. Sapeva che sarebbe stato doloroso...Se Julia aveva avuto più di sei mesi per metabolizzare la notizia del matrimonio di Vaughn, dell’arresto di suo padre, del tradimento di alte cariche dello Stato, del perdono di Sloane, delle verità su Rambaldi e sulla sua famiglia...Sydney non avrebbe avuto la stessa fortuna, si sarebbe svegliata in un mondo estraneo, totalmente diverso da quello che aveva lasciato e sarebbe stata sola...Ma era un prezzo che doveva pagare...perché era l’unico modo per proteggere le persone davvero importanti e riavere la sua vita... e forse...riavere anche lui... Era arrivato il momento di uccidere Julia Thorne...
- E’ sicura signorina Thorne? Quando questa operazione sarà completata, se sopravviverà, non ricorderà più nulla degli ultimi venti mesi della sua vita. –
- Mi creda, di quei venti mesi, sono davvero poche le cose che vorrei ricordare... –
- Come crede...Allora possiamo procedere. Conti lentamente all’indietro partendo da dieci. –
Sapeva che l’anestetico ci avrebbe messo più del dovuto a fare effetto...colpa come al solito del suo addestramento e delle continue dosi di antidoti per droghe varie che prendeva durante ogni missione...E così, mentre i numeri scorrevano alla rovescia, utilizzò quegli ultimi secondi per rivivere l’unico ricordo bello di quei venti mesi...Quella notte, quei baci, quelle parole...Ti amo Sydney ...sempre...ti ho sempre amata...e ti amerò sempre...

***

- Vaughn...perché porti quell’anello?-
- Syd... da quella notte... sei scomparsa per quasi due anni... –
- E tu...ti sei sposato?-
- L’ho fatto... –

“When you cried I’ve wiped away all of your tears
When you screamed I’d fight away all of you fears
I held you hands through all of this years
But you still have half of me”

- My immortal -


Alias © 2001/04 Bad Robot - Touchstone Television
Alias Italia - Il dossier Sydney Bristow © 2003/04 Antonio Genna
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